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Salar de Uyuni: un'infinita distesa bianca nel cuore della Bolivia

Storie19 Ottobre 20265 min di lettura

Il luogo che sognavo da bambino guardando Independence Day: due giorni nel più grande deserto di sale del mondo, tra cactus giganti, foto impossibili e un tramonto indimenticabile.

Il Salar de Uyuni è uno di quei luoghi che ho sognato fin da bambino.

Ricordo ancora la prima volta che vidi un paesaggio simile sullo schermo. Era il film Independence Day con Will Smith e io avevo appena dieci anni. In realtà quello che appariva nel film non era il deserto di sale boliviano, ma uno scenario americano. Poco importava: rimasi completamente affascinato da quel paesaggio surreale, così diverso da qualsiasi cosa avessi visto fino ad allora. Una distesa sconfinata, quasi irreale, capace di trasmettere un senso di libertà e di mistero unico.

Da quel momento iniziai a cercare informazioni su luoghi simili e scoprii l'esistenza del Salar de Uyuni, il più grande deserto di sale del mondo. Fu amore a prima vista. Da allora diventò uno dei miei grandi sogni di viaggio, uno di quei posti che mi ero promesso di vedere almeno una volta nella vita.

Ci ero andato vicino già durante gli anni dell'università, quando stavo organizzando un viaggio insieme a mio padre. Per vari motivi, però, quel progetto non si concretizzò. Ci riprovai qualche anno dopo con mia moglie, cercando di convincerla a inserire Bolivia e Salar de Uyuni nel nostro viaggio di nozze. Diciamo che non è esattamente una delle destinazioni più gettonate per una luna di miele, ma io e Maria non siamo mai stati troppo convenzionali.

E così, nell'ottobre del 2023, poche settimane dopo il nostro matrimonio, siamo finalmente partiti.

Il Salar de Uyuni era soltanto una delle tappe di un itinerario molto più ampio che ci ha portato ad attraversare Perù, Bolivia e una piccola parte del Cile. Approfittando dei giorni concessi per il matrimonio, ci siamo regalati tre settimane indimenticabili. Un viaggio intenso sotto ogni punto di vista: straordinario per le meraviglie naturali incontrate lungo il percorso, ma anche impegnativo per le tante sfide affrontate tra autobus notturni, altitudine elevata e condizioni spesso estreme.

Quando siamo arrivati a Uyuni eravamo già piuttosto stanchi. Avevamo appena trascorso una lunga notte su un autobus partito da La Paz e siamo scesi alla stazione alle cinque del mattino. Eppure è bastato mettere piede nel Salar perché tutta quella fatica svanisse all'improvviso.

Durante il nostro soggiorno abbiamo partecipato a due diverse escursioni. La prima era organizzata dal magnifico Hotel Luna Salada, situato proprio ai margini del deserto di sale, vicino alla città di Uyuni. La seconda, invece, faceva parte di un tour più ampio organizzato da Nomades, che ci avrebbe successivamente portato fino a San Pedro de Atacama, in Cile.

Maria conquista una locomotiva al Cimitero dei Treni.

La giornata trascorsa nel Salar con la guida del Luna Salada è stata semplicemente perfetta. Abbiamo visitato il celebre Cimitero dei Treni, l'incredibile Isla Incahuasi, un'isola ricoperta di cactus giganteschi che emerge nel mezzo di quell'immenso mare bianco, i luoghi dove viene lavorato il sale e alcuni pozzi che permettono di osservare ciò che si trova sotto la crosta del salar, tra acqua e cristalli di sale purissimi. Siamo passati anche dalla postazione che ricorda il passaggio della Dakar e abbiamo pranzato sotto il famoso grande telone decorato con bandiere provenienti da ogni parte del mondo.

Ma il ricordo più forte non è legato a una tappa specifica.

È la sensazione che ho provato fermandomi per qualche istante e guardandomi attorno.

Ovunque posassi lo sguardo c'era soltanto il bianco. Nessuna montagna, nessun albero, nessun punto di riferimento. Solo un'infinita distesa di sale che sembrava non avere né inizio né fine. Un paesaggio tanto semplice quanto disorientante, capace di farti perdere completamente la percezione delle distanze.

Naturalmente non sono mancati i momenti più divertenti. Come tutti i visitatori del Salar, ci siamo lasciati trascinare dal gioco delle prospettive, realizzando le classiche fotografie "impossibili": Maria che mi mangia, entrambi divorati da un dinosauro giocattolo, uno sotto la scarpa dell'altro e tante altre scene surreali che solo un luogo come questo può rendere credibili.

Il gioco delle prospettive: Maria mi tiene in mano come un souvenir.

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi: con un aperitivo al tramonto organizzato dalla nostra guida. Un calice di vino rosso, qualche specialità locale e il sole che lentamente scompariva all'orizzonte, tingendo di colori caldi quella sterminata distesa bianca. Uno di quei momenti che difficilmente si dimenticano.

Il giorno successivo siamo tornati nel Salar come parte del tour che ci avrebbe portato fino a San Pedro de Atacama. Rivivere quei luoghi con una guida diversa ci ha permesso di cogliere nuovi dettagli e nuove prospettive. Abbiamo osservato alpaca intenti a contendersi il territorio, incontrato numerose specie adattate all'ambiente desertico e continuato a lasciarci stupire da uno dei paesaggi più incredibili del pianeta.

Una lite per il territorio sull'altipiano.

Dopotutto, trascorrere due giorni immersi nel luogo che avevo iniziato a sognare da bambino guardando un film con Will Smith non ha davvero avuto prezzo.

Nel nostro itinerario trovate il racconto dettagliato di questi tre giorni straordinari, da Uyuni fino a San Pedro de Atacama, insieme a tutto il viaggio tra Perù, Bolivia e Cile.

Tre settimane tra Machu Picchu, il Salar de Uyuni e il deserto di Atacama, giorno per giorno.

Scopri l'itinerario completo Perù, Bolivia e Cile